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What's the truth? Vanessa Rusci
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What's the truth?

Memoria e verità: la tovaglia del 1977

What’s the Truth nasce da una riflessione sulla fotografia come costruzione simbolica e culturale e sul rapporto instabile tra immagine, memoria e verità.

Il progetto prende avvio da un nucleo di ricordi infantili: gli ombrelloni ammassati, i giochi in spiaggia, i tavoli da picnic, i piatti di plastica, i pomodori ripieni, e soprattutto una tovaglia di mia madre, sempre uguale anno dopo anno. Un dettaglio domestico che diventa innesco mnemonico, capace di riattivare interi paesaggi affettivi.

Al centro del lavoro c’è una domanda: quale immagine scegliamo di trattenere per sempre nella memoria, e come quella immagine continua a trasformarsi dentro di noi?

La fotografia, in questa prospettiva, non è solo documento, ma un dispositivo che organizza il ricordo, lo fissa e allo stesso tempo lo altera. Anche quando pensiamo di guardare una prova della realtà, stiamo spesso osservando una costruzione culturale, filtrata da linguaggi, abitudini visive e narrazioni collettive.

In questo senso la questione della verità diventa ancora più complessa. Le immagini che circolano nei media non si limitano a mostrare il mondo: contribuiscono a riscriverlo, selezionando ciò che merita attenzione, modificando il contesto e orientando il modo in cui interpretiamo ciò che vediamo.

What’s the Truth si muove proprio in questa zona instabile tra ricordo personale e rappresentazione pubblica, dove la fotografia smette di essere prova per diventare interrogazione.

Qual è la verità?
Qual è il tempo?
Da dove nasce davvero un ricordo?
Cosa lo attiva?
E dove ci trasporta?

Il progetto riflette anche sui cambi generazionali e sulle tradizioni familiari che persistono nel tempo. In questo senso la tovaglia del 1977 non è soltanto un oggetto domestico, ma una superficie che trattiene memoria, abitudini e affetti, diventando un piccolo archivio della vita quotidiana.

Il lavoro è stato presentato nel 2006 al Lanificio 25 di Napoli, in istallazione con TV color e audio che alternava voci e musiche anni 70 e anni 2000, nell’ambito della Fondazione Rendano, luogo di ricerca e libertà artistica.

Negli anni successivi ho continuato a lavorare sul tema della memoria con altri progetti che, a distanza di tempo, si collegano idealmente a questa ricerca.

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