AttenZIONE 2004
Plagio mediatico
Siena, 2004
Queste installazioni nascono da una riflessione sui meccanismi dell’attenzione nei media e sul modo in cui l’immaginario collettivo viene orientato attraverso dispositivi di distrazione, seduzione e desiderio.
Nel 2004 il panorama mediatico era dominato principalmente da televisione, giornali e pubblicità. I social network non esistevano ancora, ma i meccanismi di costruzione dell’attenzione e di manipolazione dello sguardo erano già estremamente sofisticati. Le installazioni cercano di rendere visibili proprio questi dispositivi invisibili, trasformando il pubblico in parte attiva dell’opera.
Prima installazione
Un grande tappeto di plastilina colorata, realizzato interamente a mano, occupa il centro della stanza. Sotto questo strato morbido e seducente è nascosta una frase composta con titoli di giornale:
“Alcune volte catturano la tua attenzione per non farti guardare da un’altra parte.”
Il tappeto diventa un catalizzatore visivo e sensoriale. I colori e la materia attirano immediatamente lo sguardo e il corpo dei visitatori, invitandoli a toccare, manipolare, giocare. Proprio questo gesto di partecipazione produce l’effetto centrale dell’opera: mentre il pubblico si concentra sul tappeto, la mostra fotografica alle pareti passa quasi inosservata.
La serie esposta è un reportage della fotografa colombiana Andrea Roldán, dedicato ai bambini colpiti dal terremoto del Molise. Un lavoro intenso, difficile, che richiede attenzione e tempo.
Il tappeto quindi non è semplicemente un elemento scenografico. È un dispositivo critico che mette in scena un fenomeno tipico del sistema mediatico: la capacità di attrarre lo sguardo verso elementi superficiali per distoglierlo da ciò che richiederebbe una visione più lenta e consapevole.
Solo quando la plastilina viene progressivamente rimossa appare la frase nascosta sul pavimento, grigio su grigio. A quel punto anche la mostra alle pareti torna improvvisamente visibile.
Lo spettatore comprende allora di essere stato coinvolto in un piccolo esperimento percettivo.
Seconda installazione
Nella stanza accanto un tappeto lungo sei metri e largo uno è completamente ricoperto di caramelle colorate che l’artista offre ai visitatori.
Il gesto è semplice e conviviale. Le persone si avvicinano, raccolgono le caramelle, ridono, mangiano, interagiscono tra loro. L’atmosfera è leggera, quasi festiva.
Solo quando lo strato di dolci viene progressivamente rimosso emergono le immagini nascoste sotto la superficie: fotografie ritagliate dai giornali che ritraggono modelle estremamente magre, corpi segnati da standard estetici violenti e irraggiungibili.
Anche in questo caso il dispositivo funziona attraverso uno scarto percettivo. La dolcezza e la leggerezza dell’esperienza iniziale coprono una realtà più dura: la pressione culturale esercitata dai media sui corpi e sull’immaginario femminile.
Dispositivi di attenzione
Entrambe le installazioni lavorano sulla stessa domanda: come viene costruita l’attenzione nel sistema mediatico?
Prima ancora dell’era dei social network, i media utilizzavano già strategie sofisticate per orientare lo sguardo del pubblico: seduzione visiva, intrattenimento, shock, ripetizione.
Questi dispositivi non si limitano a mostrare il mondo. Selezionano ciò che merita attenzione e ciò che può restare invisibile.
Le installazioni trasformano questi meccanismi in esperienza fisica. Lo spettatore non osserva soltanto il fenomeno: lo attraversa.
Contesto
Le opere sono state realizzate a Siena nel 2004, in collaborazione con il Comune di Buonconvento, nell’ambito della Sagra della Val d’Arbia.
Delle installazioni rimangono oggi soltanto le fotografie che documentano l’intervento.
nota del 2024
Economia dell’attenzione
Rileggendo oggi queste installazioni, emerge con chiarezza come il lavoro anticipi una riflessione che negli anni successivi sarebbe diventata centrale nel dibattito culturale: l’economia dell’attenzione.
In un contesto in cui i social network non esistevano ancora e la circolazione delle immagini era dominata principalmente da televisione, stampa e pubblicità, queste opere mettevano già in scena un principio fondamentale del sistema mediatico: l’attenzione è una risorsa limitata e contendibile.
Il tappeto di plastilina che distoglie lo sguardo da un reportage sulla tragedia del terremoto, o lo strato di caramelle che nasconde immagini di corpi modellati da standard estetici violenti, funzionano come dispositivi che mostrano concretamente come lo sguardo venga guidato, sedotto e deviato.
Ciò che appare più visibile non è necessariamente ciò che è più importante.
In questo senso il lavoro può essere letto oggi come un precursore delle dinamiche che caratterizzano l’attuale ecosistema digitale, dove algoritmi, piattaforme e sistemi di raccomandazione competono costantemente per catturare e trattenere l’attenzione degli utenti.
Le installazioni non offrono soluzioni né giudizi morali.
Costruiscono piuttosto una situazione in cui il pubblico sperimenta direttamente questo meccanismo, prendendo coscienza del proprio ruolo dentro il sistema dello sguardo.







