La liberazione di San Pietro dal carcere
Giuseppe Passeri
Allucinazione: quando l'intelligenza artificiale sbaglia!
Fraintendimento spaziale e deriva semantica
Questa animazione si è rivelata particolarmente complessa a causa della difficoltà del sistema nel riconoscere correttamente i piani spaziali e la direzione narrativa dell’azione. Nonostante numerosi tentativi e una formulazione attenta dei prompt, i modelli generativi hanno mostrato una persistente incapacità di interpretare la gerarchia dei livelli compositivi e la logica del movimento.
Uno dei problemi più ricorrenti ha riguardato l’interazione tra i personaggi principali e il soldato addormentato. Invece di aggirarlo o evitarlo, le figure animate finivano spesso per calpestarlo o attraversarlo, come se il suo corpo fosse una semplice superficie priva di funzione narrativa. Il sistema non riconosce il soldato come ostacolo fisico né come elemento strutturale della scena, ma lo tratta come parte neutra del fondo visivo.
Parallelamente, è emersa una difficoltà significativa nel tradurre il concetto di “fuga” in un movimento coerente. Anche quando il prompt indicava chiaramente l’azione del fuggire, l’animazione generava traiettorie errate, movimenti nella direzione opposta o spostamenti indecisi e circolari. Questo rivela un limite strutturale: i modelli faticano a trasformare un’intenzione narrativa astratta in una sequenza corporea logicamente orientata nello spazio.
Un’ulteriore allucinazione si è manifestata nella trasformazione di una figura in una presenza quasi aliena. È plausibile che questa deriva sia stata innescata dall’uso ripetuto di espressioni come “luce soprannaturale” o “illuminazione divina” nei prompt. Nei dataset di addestramento, tali termini sono spesso associati a immaginari fantascientifici o fantastici; di conseguenza, il sistema tende a reinterpretare la luminosità spirituale attraverso categorie visive estranee al contesto storico dell’opera.
Anziché rafforzare l’atmosfera sacra del dipinto, questa sovrapposizione semantica produce un ibrido inatteso tra iconografia religiosa e estetica contemporanea speculativa.
Questi fenomeni mostrano ancora una volta che i sistemi generativi non distinguono tra simbolismo teologico, metafora artistica e immaginario popolare. Operano attraverso correlazioni probabilistiche, fondendo riferimenti eterogenei quando i segnali linguistici si sovrappongono.
Per contenere tali effetti è stato necessario semplificare le indicazioni spaziali, affinare la descrizione dei movimenti e restringere progressivamente il campo semantico dei prompt. Anche in questo caso, tuttavia, non è stato possibile ottenere una stabilità completa.
L’animazione finale, realizzata senza interventi manuali o software di montaggio, documenta il fragile equilibrio tra intenzione narrativa e ricostruzione algoritmica. L’allucinazione qui presentata non è un errore accidentale, ma un documento di ricerca che rende visibili i limiti attuali dei sistemi generativi nella gestione dello spazio, del simbolo e della direzione narrativa.
Spatial Misinterpretation and Narrative Disruption
This animation proved particularly complex due to the system’s persistent difficulty in recognizing spatial layers and narrative direction within the composition. Despite repeated attempts and careful prompt design, the generative models failed to correctly interpret the different planes of action, producing unstable and incoherent movement patterns.
One of the most recurrent issues concerned the interaction between the main figures and the sleeping soldier. Instead of navigating around him, the animated characters frequently stepped onto or collided with his body, revealing a lack of understanding of spatial hierarchy and physical boundaries. The AI did not recognize the soldier as an obstacle within the scene, but treated his presence as a neutral visual surface.
At the same time, the models struggled to interpret the narrative concept of “escape.” Even when explicitly instructed to represent flight or retreat, the system repeatedly generated movements in the wrong direction or produced circular and indecisive trajectories. This reflects a broader limitation in translating abstract narrative intentions into coherent bodily actions.
A further anomaly emerged in the form of a visual hallucination that transformed one of the figures into an alien-like presence. This distortion is likely connected to the repeated use of expressions such as “supernatural light” and “divine illumination” in the prompt. Within the model’s statistical associations, such terms are often linked to science-fiction or fantasy imagery, leading the system to reinterpret spiritual luminosity through non-historical visual categories.
Rather than reinforcing the sacred atmosphere of the painting, this semantic overlap generated an unintended hybridization between religious iconography and contemporary speculative aesthetics.
These phenomena once again demonstrate that generative systems do not distinguish between theological symbolism, artistic metaphor, and popular visual tropes. Instead, they operate through probabilistic correlations, merging heterogeneous references when linguistic signals overlap.
To reduce these effects, it was necessary to simplify spatial instructions, refine movement descriptions, and progressively narrow the semantic field of the prompts. Nevertheless, a fully stable interpretation could not be achieved.
The final animation, produced without manual editing or compositing, documents the fragile balance between narrative intention and algorithmic reconstruction. The hallucination presented here functions as a research artifact, revealing how spatial misreading and semantic interference can disrupt even well-defined visual stories within current generative systems.
Questo lavoro è stato realizzato dall'artista Vanessa Rusci che ricerca sull'impatto delle nuove tecnologie sulla società contemporanea.
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This work was created by artist Vanessa Rusci, whose research focuses on the impact of new technologies on contemporary society.
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