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Pietà 
Ludovico Cardi – detto il Cigoli

Allucinazione:  quando l'intelligenza artificiale sbaglia!

Questa animazione, iniziata nei primi mesi del 2025, ha richiesto numerosi tentativi, soprattutto a causa delle difficoltà legate all’interpretazione semantica dei contenuti da parte degli algoritmi. In particolare, l’uso del termine “morto” nei prompt ha attivato meccanismi automatici di filtraggio e censura, che hanno influenzato in modo significativo i risultati generati. In molte delle prime versioni, infatti, l’intelligenza artificiale tendeva a “riattivare” la figura di Gesù, animandola in modo incongruo rispetto al significato iconografico dell’opera.

Un’ulteriore criticità emersa nelle fasi iniziali riguardava la lettura cromatica e simbolica degli elementi visivi. In diverse generazioni preliminari, il copricapo bianco e rosso di uno dei personaggi veniva interpretato dall’algoritmo come un riferimento a Babbo Natale, producendo effetti involontariamente caricaturali e fuori contesto.

Queste distorsioni evidenziano come i sistemi di generazione non operino una reale comprensione storica, culturale o simbolica delle immagini, ma si basino su associazioni statistiche derivate dai dati di addestramento. Ne deriva una tendenza a sovrapporre immaginari contemporanei o stereotipati a opere appartenenti a contesti profondamente diversi.

Un ulteriore fenomeno riscontrato durante il processo riguarda quello che in ambito tecnico viene spesso definito “decadimento” o perdita di coerenza tra generazioni successive. Procedendo per tentativi, alcune versioni risultavano progressivamente meno stabili: dettagli che inizialmente apparivano corretti iniziavano a deformarsi, le proporzioni cambiavano, la qualità iconografica si deteriorava. Questo accade perché i modelli generativi non “memorizzano” l’immagine come farebbe un artista, ma ricalcolano ogni volta una nuova soluzione probabilistica, con il rischio di allontanarsi gradualmente dall’equilibrio originario.

Per ridurre tali interferenze, è stato necessario riformulare ripetutamente i prompt, evitando termini sensibili e adottando un linguaggio più neutro e controllato. Parallelamente, si è scelto di limitare l’ampiezza e la complessità dei movimenti, privilegiando gesti minimi e coerenti con la narrazione visiva originaria. La riduzione controllata dell’azione ha permesso di contenere gli errori e di mantenere una maggiore fedeltà alla struttura compositiva del dipinto.

A causa delle restrizioni imposte dalle piattaforme utilizzate, non è stato possibile lavorare in modo uniforme su tutti gli strumenti sperimentati, né ottenere un controllo completo su ogni dettaglio dell’animazione. La soluzione finale rappresenta quindi un compromesso consapevole, volto a preservare l’atmosfera dell’opera e la sua integrità iconografica, evitando semplificazioni o reinterpretazioni improprie.

È importante precisare che questa animazione non prevede l’utilizzo di software di montaggio o interventi manuali di compositing: il risultato è frutto esclusivamente della formulazione e riformulazione dei prompt all’interno di diverse piattaforme generative. L’opera si configura dunque come un processo di negoziazione linguistica con l’algoritmo, in cui il controllo artistico passa attraverso la precisione semantica e la consapevolezza dei limiti tecnologici.

This animation, initiated in the early months of 2025, required numerous attempts, mainly due to the difficulties related to the semantic interpretation of content by algorithms. In particular, the use of the word “dead” in the prompts activated automatic filtering and censorship mechanisms, which significantly influenced the generated results. In many early versions, the artificial intelligence tended to “reactivate” the figure of Christ, animating it in a way that was incongruent with the iconographic meaning of the original work.

An additional critical issue in the initial stages concerned the chromatic and symbolic interpretation of visual elements. In several preliminary generations, the white and red headdress worn by one of the figures was interpreted by the algorithm as a reference to Santa Claus, producing unintentionally caricatural and contextually inappropriate effects.

These distortions reveal how generative systems do not operate through a genuine historical, cultural, or symbolic understanding of images, but rather rely on statistical associations derived from their training data. As a result, they tend to superimpose contemporary or stereotypical imaginaries onto works that belong to profoundly different cultural contexts.

Another phenomenon observed during the process concerns what is often referred to in technical terms as “decay” or loss of coherence across successive generations. Through repeated iterations, some versions became progressively less stable: details that initially appeared accurate began to deform, proportions shifted, and overall iconographic quality deteriorated. This occurs because generative models do not “memorize” images in the way an artist would, but instead recalculate a new probabilistic solution each time, with the risk of gradually drifting away from the original visual balance.

In order to reduce these interferences, it was necessary to repeatedly reformulate the prompts, avoiding sensitive terms and adopting a more neutral and controlled language. At the same time, the scope and complexity of the movements were deliberately limited, favoring minimal gestures consistent with the original visual narrative. This controlled reduction of action helped contain errors and preserve greater fidelity to the compositional structure of the painting.

Due to the constraints imposed by the platforms used, it was not possible to work uniformly across all the tools that were tested, nor to obtain full control over every aspect of the animation. The final solution therefore represents a conscious compromise, aimed at preserving the atmosphere of the work and its iconographic integrity, while avoiding simplifications or improper reinterpretations.

It is important to note that this animation does not involve the use of video editing software or manual compositing techniques. The final result is produced exclusively through the formulation and reformulation of prompts within various generative platforms. The work thus takes shape as a process of linguistic negotiation with the algorithm, in which artistic control is exercised through semantic precision and an informed awareness of technological limitations.

Questo lavoro è stato realizzato dall'artista Vanessa Rusci che ricerca sull'impatto delle nuove tecnologie sulla società contemporanea.

Per maggiori informazioni su questo progetto clicca sul seguente link:

This work was created by artist Vanessa Rusci, whose research focuses on the impact of new technologies on contemporary society.

For more information about this project, please click the following link:

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